Giorgio Palmucci (Enit): “Addio masse di turisti. Nel 2021 vince il turismo slow”

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13 Maggio 2021

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Addio overtourism. Quel fenomeno del “sovraffollamento turistico”, concentrato nelle alte stagioni e nelle mete più di moda, è destinato a scomparire. E tutto a causa alla pandemia. Giorgio Palmucci, presidente dell’Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo, intervistato da HuffPost, fa una previsione di quella che potrebbe essere la prossima stagione estiva.

Per l’estate del 2021 il fenomeno dell’overtourism non lo avremo di sicuro. Eravamo abituati a vederlo soprattutto nelle grandi città, prese d’assalto da orde di turisti in determinati periodi dell’anno. Quelle scene di file, di calca, raramente le vedremo. L’overtourism, espressione con la quale si intende quando i turisti si trovano in una determinata destinazione in un numero maggiore rispetto a quella che è la capacità di accoglienza ricettiva, è un fenomeno che stavamo cercando di combattere già prima della pandemia perché ‘uccide’ l’anima di un luogo. Oggi lascerà posto ad un turismo più responsabile, più attento. Che non vuol dire esclusivo, né d’elite né di lusso, ma più lento e rispettoso dei luoghi”.

Da cosa verrà rimpiazzato l’overtourism?

Venezia, Roma, Firenze e altre grandi città vivevano di turismo mordi e fuggi. Ora dovranno reinventarsi sulla base di tre grandi pilastri: accessibilità, innovazione e sostenibilità. Le tre ‘spinte’ che la pandemia ha dato. Quello che ci auguriamo è che questi luoghi possano tornare a registrare i flussi turistici necessari per la sopravvivenza, ma anche che si cominci a praticare un turismo diverso. Più destagionalizzato, ovvero ‘spalmato’ lungo tutto il corso dell’anno. Più deconcentrato: ci auguriamo che la permanenza media dell’ospite nel luogo di vacanza possa aumentare. Infine speriamo che si riescano a far conoscere anche i dintorni delle grandi città. Questo permetterebbe ai turisti di soddisfare quella che è una delle grandi esigenze del momento: la sicurezza. C’è bisogno di sentirsi protetti, in un luogo che ‘rispetti le distanze’”.

Come sarà la prossima estate?

Sarà un’estate di turismo domestico e di prossimità, di turisti prettamente italiani ed europei. Sarà un’estate in cui gli italiani conosceranno meglio l’Italia, come hanno iniziato a fare dall’anno scorso. Questo meccanismo di scoperta (o ri-scoperta) è utile anche ai fini della promozione perché non c’è niente di meglio del passaparola, di chi è stato in un posto e lo racconta e raccontandolo convince altri ad andarci”.

Si punterà sui borghi e sulle piccole città?

Già nelle strategie di sviluppo prima della pandemia si puntava sui borghi, sulle piccole città, sulle destinazioni cosiddette secondarie. Ricordiamo sempre che siamo il Paese numero uno al mondo per siti Unesco e che la maggior parte di questi si trova in comuni con meno di 5000 abitanti. Abbiamo tutte le potenzialità per attrarre i turisti non solo nelle città più conosciute ma anche verso queste mete straordinarie. Certo, dobbiamo lavorare per rendere accessibile il nostro Paese, per far sì che i viaggiatori possano realmente raggiungere quelle destinazioni. E dobbiamo far in modo che il turista non venga visto negativamente da chi vive in questi luoghi, ma che si integri in qualche modo e che pratichi un turismo sostenibile”.

Come si può leggere la mossa di Draghi di attivare il pass verde italiano prima di quello europeo?

La mossa di Draghi di anticipare il Green Pass europeo è stata sicuramente funzionale a far capire che l’Italia è pronta per ripartire. Le sue parole non solo hanno rincuorato gli animi degli operatori del settore, prostrati da un anno di pandemia e chiusure, ma sono servite anche per spronare i turisti a venire in Italia. Come a dire: ‘Venite, siamo pronti ad accogliervi nel nostro Paese’”.

All’inizio sembrava che l’Italia fosse rimasta un po’ indietro rispetto a Paesi come Grecia e Croazia, che già da mesi fanno piani per riaprire ai turisti con le isole Covid free

Poteva essere questa la percezione. Ma di certo è più facile vaccinare la popolazione di una piccola isola greca rispetto ad un Paese con 60 milioni di abitanti. In Italia la campagna di vaccinazione procede, non siamo per nulla indietro rispetto ad altri Paesi, quindi possiamo legittimamente fare piani di una ripresa dei flussi turistici”.

Si è parlato del fenomeno del Revenge Tourism: persone che non sono state intaccate economicamente dalla pandemia che sono spinte a fare una vacanza con tutti i crismi quasi per “vendetta”. Possiamo aspettarci prenotazioni con un valore economico più alto?

La pandemia ha avuto un impatto negativo sulle finanze di molte famiglie italiane. Alcuni – coloro i quali sono riusciti a lavorare lo stesso – non sono invece stati penalizzati. In generale, possiamo dire che c’è una grande voglia di vacanza, di godersi un periodo di stacco e di spensieratezza. Quindi è possibile pensare che le persone vogliano investire sulla vacanza da fare”.

Turismo culturale sostenibile

Quale sarà la tipologia di vacanza che sceglieranno gli italiani?

Lo scorso anno hanno funzionato più le aree di montagna e le seconde case piuttosto che le grandi strutture. C’era più incertezza, più paura. Quest’anno c’è maggiore consapevolezza degli enormi investimenti che hanno fatto nel frattempo gli operatori turistici per adattarsi e rendersi in grado di accogliere gli ospiti in tutta sicurezza, quindi è probabile che non si avrà timore di fare le vacanze nelle strutture alberghiere, nei villaggi turistici ecc.
Per quanto riguarda la tipologia di vacanza, quella outdoor si riconfermerà una tipologia molto scelta, dato che abbiamo passato tanto tempo chiusi in casa e abbiamo voglia di respirare. Probabile che sceglieremo di fare vacanze più frammentate, non concentrate in un unico periodo di villeggiatura, per avere maggiori stacchi dal quotidiano
”.

[Tratto da un contributo diIlaria Betti per HuffPost]
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