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13 Agosto 2021

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Interi territori di montagna con boschi, foreste, campagne, allevamenti e coltivazioni sono stati lasciati soli per giorni e giorni con il fuoco che avanzava inesorabilmente, provocando morti e danni ambientali devastanti. Sono stati abbandonati sindaci, cittadini, agricoltori e allevatori. La responsabilità di non aver pianificato risposte adeguate a fenomeni prevedibili è sotto gli occhi di tutti.

Arriva l’estate e arriva puntuale l’emergenza incendi. In un Paese in cui tutto è emergenza e ogni stagione si caratterizza per tipologia di danno senza che si riescano ad attivare adeguate misure di prevenzione, tutela, manutenzione e valorizzazione. Agire solo nell’emergenza non consente di punire i reati e inoltre, paradossalmente, alimenta proprio il profitto criminale che ruota attorno ai danni, agli abusi e all’illegalità.

In questi giorni – verrebbe da dire “puntualmente”, come ogni estate – le fiamme vanno divorando ettari di boschi, pinete e abitazioni, lasciandosi alle spalle cenere, distruzione e disperazione. E purtroppo anche vittime, sia tra il personale impegnato ad estinguere i focolai che tra i cittadini.
I piromani? Assassini ambientali“. A scriverlo non è SIMTUR o un’altra associazione ecologista ma mons. Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabra (Cec). “Ricorrere agli incendi è del tutto estraneo ad ogni etica umana e cristiana!”, sottolinea il presule, che evidenzia: “Le istituzioni possono e devono fare di più per fermare il fuoco anche attraverso una coscienza collettiva più attenta e diffusa”.

Aggravare le pene per i piromani?

Se l’Italia brucia, non è colpa della natura. I dati raccolti dai carabinieri sono chiari: solo il 2% dei roghi ha origini naturali (in pratica un fulmine), mentre gli altri sono provocati dall’uomo. Di questi, più della meta (57,4%) sono dolosi. Qualcuno perché malato mentale mentre la maggior parte per vendetta, per calcolo personale o economico.
Di fronte a 4.233 reati segnalati, solo 552 sono le persone denunciate, di cui appena 18 le arrestate. Inasprire le pene è certo una possibilità, ma risulta evidente il rischio che rimanga largamente inattuata.

Anche lo stato di calamità corre il pericolo di risultare misura insufficiente: quando brucia una foresta, l’hai persa, probabilmente per sempre. Un danno che depreda l’intera collettività, distrugge migliaia di specie vegetali, riduce la biodiversità e rischia di far scomparire per sempre alcune specie animali, oltre a dilavare il territorio e i corsi d’acqua. Da qui la necessità di formare una coscienza collettiva, ma anche di una più incisiva azione delle istituzioni perché prevenzione e monitoraggio possano divenire barriera sempre più alta a difesa dai continui attacchi.

Ridateci il Corpo Forestale dello Stato!

Sono passati vent’anni da quando una legge ha introdotto il reato di incendio boschivo, eppure non si è fatto nulla per aumentare le iniziative di prevenzione e rafforzare il controllo del territorio. Anzi, al contrario, la responsabilità principale di questa situazione è di chi ha deciso di sciogliere il Corpo Forestale dello Stato: una scelta irresponsabile, che ha distrutto un patrimonio prezioso di esperienze, conoscenza del territorio e un presidio fondamentale nella lotta al fuoco.

Per risparmiare qualche milione di euro in nome della spending review – interviene il presidente di SIMTUR, Federico Massimo Ceschinabbiamo visto aumentare il numero degli incendi del 600% dal 2016 ad oggi. Secondo le stime dell’European Forest Fire Information System della Commissione Europea, in Italia dall’inizio dell’anno si contano oltre 110mila ettari di boschi in fiamme: un ennesimo record negativo, il cui valore è incommensurabile“.

A malincuore, lo ammette anche la Corte dei Conti, che ha pubblicato un’indagine riguardante l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, disposto dal d.lgs. 177 del 2016, dalla quale emerge che “l’obiettivo di risparmio pari a circa 31 milioni di euro da conseguire nel triennio 2017 – 2019 a seguito di detto assorbimento, è stato raggiunto nella misura del 93%“, ma evidenzia anche come sia “necessario migliorare l’organizzazione dell’antincendio boschivo sul territorio, attualmente sottodimensionato rispetto alle esigenze, insieme ad alcuni impropri reimpieghi del personale forestale ed all’attività formativa“.

L’emergenza si contrasta con l’educazione, la formazione e la prevenzione

Se l’Italia brucia, non è colpa della natura. I dati raccolti dai carabinieri sono chiari: solo il 2% dei roghi ha origini naturale (in pratica un fulmine), mentre gli altri sono provocati dall’uomo. Di questi, più della meta (57,4%) sono dolosi.

Anche per questo motivo, SIMTUR ha aderito all’Alleanza internazionale “Rights of Nature“: un movimento globale che chiede il riconoscimento dei reati ambientali al pari dei reati contro le persone, con l’istituzione di un Tribunale europeo dei diritti della Natura (firma la petizione).

Lo sforzo immenso dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, dei Carabinieri e di tutte le forze dell’ordine dev’essere sostenuto dal Governo – chiosa Ceschincon dotazioni di nuovi mezzi antincendio e di personale qualificato. Contestualmente, dev’essere avviato un percorso di informazione, divulgazione, sensibilizzazione e formazione che consenta di superare la logica dell’emergenza e di non tornare ogni estate sotto lo scacco di qualche malato mentale e di individui senza scrupoli che agiscono per interesse personale o per malaffare“.