I professionisti dell’ambiente lasciati fuori dal PNRR

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3 Gennaio 2022

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Iniziano ad arrivare le risorse del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) anche per le azioni in campo ambientale. Alcuni bandi sono già stati pubblicati e altri ne usciranno nei prossimi mesi per la “Ricerca di esperti in ambiente” secondo quanto previsto dalla GU Serie Generale n.284 del 29-11-2021.

Nei primi bandi, molte posizioni aperte in diverse Regioni italiane per cercare esperti per attività quali:

  • attività di consulenza e di supporto tecnico – specialistico nella gestione delle attività di Valutazioni Ambientali (VIA e Screening) di progetti, piani e programmi (VAS);
  • attività di consulenza e di supporto nella redazione e gestione di piani di carattere ambientale per enti pubblici territoriali (Piano Aria integrato; Piano di Tutela delle acque; Piani di Tutela dall’inquinamento acustico, elettromagnetico, luminoso);
  • attività di consulenza e di supporto specialistico nella gestione di attività di valutazione delle componenti naturali, ambientali, paesaggistiche, culturali, socioeconomiche, demografiche e insediative del capitale territoriale;
  • attività di consulenza e di supporto specialistico nella gestione di attività di valutazione della sostenibilità territoriale ed ambientale di piani e programmi di competenza di enti pubblici territoriali e di valutazioni di impatto ambientale di progetti ed opere dell’ingegneria civile o di altre attività.

Ovvero tutte attività tipiche di chi ha sviluppato studi ed esperienze nel campo delle Scienze Naturali e Ambientali. Ebbene al bando sopra citato hanno potuto partecipare ingegneri, geologi, biologi, ma non i laureati in scienze naturali e ambientali (LM 60; LM 74).

Una presa di posizione, quella del Ministero della transizione ecologica, che sta suscitando forti malumori e sollevando le proteste delle varie associazioni professionali (anche i naturalisti non hanno un loro Ordine!) e di diverse Università: sono infatti 18 le Università statali italiane che hanno attivato una Laurea magistrale nella classe LM-60 “Scienze della Natura” e 26 Sedi, sempre statali, che hanno attivato una Laurea magistrale nella classe LM 75 “Scienze e Tecnologie per l’ambiente e per il territorio” e che, con questo bando, vedono tagliati fuori i propri laureati in professioni e ruoli alle quali sono preparati, secondo la normativa vigente.

Le posizioni delle associazioni

Una lettera di protesta è stata inviata al Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi e a tutti i ministri e i soggetti politici competenti da parte della professoressa Elisa Anna Fano, presidente della Federazione Italiana per le Scienze della Natura e dell’Ambiente (FISNA), a cui ha subito aderito anche il professor Pietro Brandmayr, presidente nazionale dell’Unione Zoologica Italiana (UZI ETS).

Il mondo delle professioni ambientali e quello accademico connesso a esse sono dunque in subbuglio per questa scelta, che mina ancora di più la credibilità di un Piano che, nonostante le belle parole, sembra affidare i destini della transizione ecologica soltanto alla digitalizzazione ed elettrificazione del Paese – attraverso massicci investimenti – destinando risorse irrisorie alla natura.

Ora questa esclusione dei naturalisti dai primi bandi appare purtroppo un’ulteriore conferma di un approccio basato sul “greenwashing”, volto a escludere le professionalità più motivate e competenti, e quindi potenzialmente più scomode (ma politicamente poco “pesanti”), per affrontare adeguatamente tematiche specifiche direttamente collegate a scelte di conservazione della nostra biodiversità e del nostro territorio. C’è da sperare che la classe politica – ad iniziare proprio dal Ministro della transizione ecologica – intenda porre rimedio.

Il pensiero corre naturalmente anche alla mobilità sostenibile, che non può ridursi ad un tema di elettrificazione, per quanto nodale: c’è un enorme vuoto culturale e sociale attorno ai cambiamenti necessari per compiere una reale transizione. “Sono necessarie risorse da destinare specificamente a Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) e Piani degli Spostamenti Casa-Lavoro e Casa-Scuola (PSCL) – ricorda il presidente nazionale SIMTUR, Federico Massimo Ceschinaltrimenti si potrà anche vincere la sfida tecnologica dell’innovazione ma non si riuscirà ad incidere negli stili di vita, di consumo e di trasporto delle persone“.

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