Carenza idrica: l’Italia fa acqua da tutte le parti

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13 Aprile 2022

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La domanda di risorse idriche, già oggi, eccede l’offerta e sono molti i settori a rischio, non solo l’agricoltura madre, comunque, di tanti mercati industriali. Così anche gli investitori devono valutare bene la tendenza e il mercato dell’oro blu.

La carenza di precipitazioni degli ultimi mesi sta preoccupando, oltre che gli agricoltori, le aziende che hanno a che fare maggiormente con l’acqua, ormai menzionata come l’oro blu. Tra i settori ad alto impatto: i servizi di pubblica utilità, l’energia, i prodotti chimici, il food & beverage, gli hotel, i contenitori e packaging, i semiconduttori e i materiali da costruzione.
L’andamento di queste aziende per costi e per reperimento della materia prima pesa e peserà sempre di più con buona pace anche degli investitori, i quali devono così documentarsi per studiare e approfondire i rischi climatici per le aziende ad alto utilizzo di risorse di natura idrica.

Il 6° Rapporto sul cambiamento climatico elaborato dall’Intergovernativo sui Cambiamenti climatici – Ipcc – sostiene che, nell’Europa Meridionale, la domanda di risorse idriche già oggi eccede l’offerta. E questo squilibrio è destinato a crescere a causa dei cambiamenti climatici e degli sviluppi socioeconomici. Diventa strategico orientarsi verso una diversificazione nella scelta e nell’utilizzo delle fonti di approvvigionamento di queste risorse. Infatti, in uno scenario di riscaldamento di 1,5°C, che è in linea con l’Accordo di Parigi e che equivale approssimativamente all’obiettivo di “neutralità del carbonio entro il 2050“, la probabilità che si verifichino forti precipitazioni e siccità sarà, rispettivamente, 1,5 volte e 2 volte maggiore.

Gli scenari più estremi analizzati dall’Ipcc prevedono, addirittura, che le forti precipitazioni e la siccità saranno, rispettivamente, 3 e 4 volte più probabili. In un contesto di questo tipo anche la sicurezza fisica per le persone e le infrastrutture, soprattutto in località costiere e in prossimità di fiumi, diventano punti di attenzione importanti.

Acqua, cosa fare dunque?

Tra le possibilità di azione a contrasto del rischio idrico – consigliano gli esperti di Capital Group – le aziende possono investire in processi di efficientamento e di riciclo dell’acqua e nella ricerca di fonti di acqua alternative a quella dolce; questa è stata, infatti, la strategia adottata dalle aziende dei semiconduttori.
Diverso, invece, il caso delle realtà del settore alimentare e bevande, che utilizzano e trasformano l’acqua dolce prelevata dall’ambiente circostante come output del ciclo produttivo. I tagli sui consumi idrici e l’utilizzo di alternative (per esempio tramite desalinizzazione o trattamento e riciclaggio idrico) sembra non essere una soluzione sempre praticabile.

Accanto al rischio di scarsità di risorse idriche e di inondazioni, l’Ipcc ne identifica altri due: i rischi di ondate di calore su popolazioni ed ecosistemi e i rischi per la produzione agricola. Secondo le analisi, il numero dei decessi e delle persone a rischio di stress da calore potrebbe raddoppiare o triplicare come conseguenza dell’innalzamento della temperatura; le misure di adattamento allo stress termico richiedono interventi anche sugli edifici e negli spazi urbani, in particolare nell’Europa Meridionale, dove le temperature sono già più elevate.
Inoltre, a causa della combinazione di caldo e di siccità, si prevedono perdite sostanziali di produzione agricola per la maggior parte delle aree europee; queste perdite non saranno compensate dai guadagni attesi per le altre aree non colpite da questo fenomeno. I commenti sul report sono disponibili online.

[Da un contributo di Chiara Guizzetti per Green Planner Magazine]

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