Un censimento degli alberi monumentali d’Italia

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10 Aprile 2022

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Gli alberi monumentali sono piante di grandi dimensioni cui è riconosciuto un elevato valore paesaggistico e culturale. Oltre ad essere apprezzati per queste ragioni, svolgono anche un importante ruolo da un punto di vista ecologico, racchiudendo particolari ecosistemi che li rendono fondamentali per la biodiversità del Pianeta e per contrastare gli effetti nocivi del cambiamento climatico.

L’opera di campionamento e categorizzazione degli alberi è iniziata in Italia nel 1982, quando il Corpo forestale dello Stato lanciò il primo “Censimento nazionale degli alberi di notevole interesse” per tutelare piante di particolari dimensioni, forma e qualità estetica, oltre al valore storico e culturale: la prima circostanza in cui gli alberi iniziarono ad essere considerati nella loro singolarità e individualità, più che come semplice categoria vegetale o – ancora – come risorsa economica.

A 30 da quel primo censimento, l’articolo 7 della Legge 10/2013 ha poi predisposto anche la redazione di un elenco degli alberi monumentali presenti sul territorio italiano, da aggiornare regolarmente. Più recentemente con il decreto dipartimentale prot. n.5450 del 2017, tale elenco è stato effettivamente introdotto. L’anno successivo vi sono state 332 nuove iscrizioni, nel 2019 altre 509 e nel 2020 379. Con l’ultimo aggiornamento del 2021 le regioni hanno infine presentato 115 nuovi esemplari.

3.665 “monumenti della natura” in Italia (dato 2021)

Possono essere considerati “monumentali” alberi appartenenti a specie sia autoctone che alloctone, purché abbiano determinate caratteristiche e non siano irreversibilmente danneggiati da un punto di vista sanitario. Analogamente, rientrano in questa categoria sia gli alberi singoli, a fusto isolato, che quelli in filiera, o le alberate, localizzati in contesti selvatici ma anche all’interno di centri urbani o in complessi architettonici come ville, monasteri, orti botanici o residenze.

Il libro “Alberi monumentali d’Italia” (completamente e gratuitamente disponibile sul sito del Mipaaf) identifica i criteri a cui può essere legato il pregio:

  • l’età e le dimensioni (specificamente, con dimensioni si fa riferimento a tre parametri: la circonferenza del tronco, l’altezza dendrometrica e l’ampiezza e proiezione della chioma);
  • la forma e il portamento (sia come valore biologico della pianta stessa che come qualità estetica rilevata dall’occhio umano);
  • la rarità botanica;
  • l’architettura vegetale (ad esempio la particolare composizione di alcune filiere, o anche quella dei parchi in cui gli esemplari sono collocati);
  • la dimensione storico-culturale-religiosa;
  • il valore paesaggistico (se l’albero rende “unico” e riconoscibile il paesaggio, e se al contempo costituisce un punto di riferimento topografico).

Le tipologie più frequenti in Italia sono la roverella (un tipo di quercia), che compare sul territorio nazionale in 578 esemplari di elevato pregio naturalistico, il faggio (195) e il leccio (186). Seguono il platano (con 159 esemplari), la sughera (118), il larice (116) e il castagno (97).

Ulivi monumentali

Distribuzione degli alberi monumentali in Italia

Le piante di particolare valore naturalistico e culturale sono distribuite in maniera eterogenea nella Penisola. Alcune province ne registrano numeri elevati, come nel caso di Udine, dove si trovano oltre 200 esemplari. Mentre le due province di Rimini e Grosseto ne registrano, all’ultimo aggiornamento, appena 3 ognuna.

Udine riporta quasi il doppio degli alberi monumentali rispetto a Potenza, che con 126 alberi monumentali risulta seconda. Seguono poi L’Aquila e Perugia con rispettivamente 122 e 121 esemplari. In alcune aree del paese come la pianura padana, la Toscana e alcune zone del meridione, soprattutto in Calabria e Puglia, si registrano invece cifre inferiori.

Analizzando i dati a livello regionale, si scopre che è la Sardegna a registrare il numero più elevato di alberi monumentali (per un totale di 410). Seguono il Friuli-Venezia Giulia (344) e l’Abruzzo (298). Mentre le cifre più basse si riscontrano nelle due province autonome di Bolzano e Trento (con rispettivamente 43 e 85 esemplari) e in Toscana (78).

1.301 alberi monumentali si trovano in contesti urbani

Se consideriamo soltanto questi esemplari, sono la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, la Campania e il Veneto a registrare le cifre più elevate. Isolando poi i territori delle città metropolitane, ovvero le province dei centri urbani con più di 200mila abitanti, vediamo che Torino è quella con più esemplari. La seguono Napoli (con 78 esemplari) e Cagliari (73). Mentre a riportare la cifra più bassa sono Messina (11) e Firenze (17).
Numeri che cambiano se però consideriamo soltanto i comuni dei centri urbani stessi. In quel caso, è il comune di Palermo ad avere il numero più elevato di alberi di pregio (43).

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