Siccità: come salvare le colture italiane

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17 Giugno 2022

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L’intervista di Interris (Milena Castigli) al responsabile economico di Coldiretti, Lorenzo Bazzana, sui danni provocati dai cambiamenti climatici all’agricoltura nella Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità.

Oggi, 17 giugno, si celebra la Giornata mondiale delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione e alla siccità. Il tema di quest’anno è “Rising up from drought together” (“Resistere insieme alla siccità”). La Giornata viene celebrata ogni anno da tutti i Paesi aderenti alla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD) nel giorno in cui è stata firmata la Convenzione.

Il rapporto UNCDD

Secondo i dati dell’ultimo rapporto “Drought in Numbers” dell’UNCCD, la siccità sta aumentando costantemente, a livello globale, dall’anno 2000. A farne le spese, circa 55 milioni di persone ogni anno. Entro il 2050, le zone aride potrebbero coprire tra il 50 e il 60% di tutta la terra, con circa tre quarti della popolazione mondiale che vive in queste aree in condizioni di grave scarsità d’acqua.

Anche l’Italia è tra i paesi che pagano lo scotto dei cambiamenti climatici e del caldo torrido. Secondo Coldiretti, dalla Lombardia alla Sicilia, passando per Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Abruzzo, Puglia e Calabria, la siccità è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati quest’anno pari a circa 2 miliardi di euro per effetto del calo dei raccolti.

La perdita di terreno agricolo

Ma non esiste solo la siccità a mettere in difficoltà le colture italiane. Nello spazio di una sola generazione (25 anni) l’Italia ha perso più di un terreno agricolo su quattro seguendo un modello di sviluppo sbagliato che ha causato la scomparsa del 28% delle campagne che garantiscono la sicurezza ambientale e alimentare in un momento storico segnato dai pesanti effetti della guerra in Ucraina sulle forniture alimentari con l’impennata dei prezzi.

In Italia la superficie agricola utilizzabile si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari a causa dell’abbandono e della cementificazione con la copertura artificiale di suolo coltivato che ha toccato la velocità di 2 metri quadri al secondo e la perdita di oltre 400 milioni di chili di prodotti agricoli in un decennio.

Un problema grave per un Paese come l’Italia che deve ancora colmare il pesante deficit produttivo in molti settori importanti dalla carne al latte, dai cereali fino alle colture proteiche necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti.

Climate change ed eventi estremi: dalle bombe d’acqua al caldo anomalo

Ma la sparizione di terra fertile non pesa solo sugli approvvigionamenti alimentari. Dal 2012 ad oggi, evidenzia il rapporto Coldiretti, il suolo sepolto sotto asfalto e cemento non ha potuto garantire l’assorbimento di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica dei territori con danni e vittime. Il 94% dei comuni, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ispra, è a rischio idrogeologico.

Una situazione aggravata dai cambiamenti climatici con quasi 6 eventi estremi al giorno nell’ultimo anno tra precipitazioni violente e lunghi periodi di caldo e siccità. Con danni anche alle colture e importanti ricadute economiche sui cittadini.

Approfondiamo l’argomento intervista di InTerris.it al dottor Lorenzo Bazzana, responsabile economico Coldiretti.

La siccità e il caldo fuori stagione di queste settimane sta procurando danni all’agricoltura?

«Sì. Il caldo fuori stagione ha stravolto completamente i normali cicli colturali e aggravato l’allarme siccità, complice anche la mancanza di precipitazioni, praticamente dimezzate. Nei campi infatti manca l’acqua necessaria ad irrigare le coltivazioni che si trovano in una situazione di stress idrico che mette a rischio le produzioni in buona parte del Paese».

Quale parte dell’Italia è stata maggiormente colpita dalla siccità?

«Ad essere colpito dalla siccità è l’intero territorio nazionale ma particolarmente grave è la situazione nella pianura padana dove per la mancanza di acqua è minacciata oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. Una situazione che conferma come la siccità sia diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana».

A quanto ammontano, in euro, i danni provocati dalla siccità?

«I danni prodotti dalla siccità, secondo l’analisi Coldiretti, sono stimati in media in un miliardo di euro all’anno, soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti».

Quali colture stanno maggiormente soffrendo?

«A preoccupare è la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo come girasole, mais, grano e degli altri cereali ma anche quella dei foraggi per l’alimentazione degli animali e di ortaggi e frutta che hanno bisogno di acqua per crescere. Una situazione che ha cambiato anche le scelte di coltivazione sul territorio con un calo stimato di diecimila ettari delle semine di riso che ha più bisogno di acqua a favore della soia».

Quali soluzioni propone Coldiretti al climate change per salvaguardare le colture?

«Coldiretti ha elaborato e proposto insieme ai Consorzi di bonifica e di irrigazione Anbi un progetto concreto immediatamente cantierabile al fine sia di risparmiare l’acqua, sia di aumentare la capacità di irrigazione incrementando così la disponibilità di cibo per le famiglie. Un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di siccità lungo tutto il territorio nazionale».

Cosa prevede il progetto Coldiretti – Anbi?

«Il progetto prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusione capillare sul territorio. L’idea è di realizzare laghetti, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, che conservino l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura. Questo progetto, tra l’altro a basso costo (privilegia infatti il completamento e il recupero di strutture già presenti) avrebbe una ricaduta importante e immediata sull’ambiente e dunque sull’occupazione».

La tecnologia può essere d’auto alla tutela delle colture italiane dai cambiamenti climatici?

«Certamente sì. Contro la siccità è importante anche lo sviluppo dell’Agricoltura 4.0 con soluzioni tecnologiche per una corretta gestione delle risorse idriche. Un’evoluzione del lavoro nei campi che sul Portale del Socio della Coldiretti ha portato alla creazione di Demetra, il primo sistema integrato per la gestione on line dell’azienda agricola con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. La tecnologia è dunque uno dei mezzi più forti che abbiamo per affrontare e vincere le nuove sfide imposteci dai cambiamenti climatici».


Per approfondire gli argomenti, consulta la sezione SIMTUR per il Clima e il Manifesto BioSlow.

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