La mobilità degli italiani nel 18° rapporto Audimob

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1 Maggio 2022

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I dati consolidati del 2020 dell’Osservatorio Audimob sulla di mobilità dei cittadini segnano inevitabilmente un punto di rottura nelle serie storiche della domanda, con pesanti variazioni dovute alla pandemia: i volumi di mobilità feriale si sono ridotti, rispetto al 2019, del -22,3% in termini di spostamenti e del -39,8% in termini di distanze coperte (passeggeri*km); la mobilità festiva ha registrato una flessione anche superiore negli spostamenti (-31,1%).

Il tasso di mobilità (feriale) è sceso al 69% (85,3% nel 2019), in piccola parte compensato dalla crescita della mobilità di prossimità (percorrenze a piedi molto brevi). In sensibile riduzione anche il numero medio di spostamenti della popolazione (da 2,1 a 1,7), il tempo medio pro-capite percepito per la mobilità giornaliera (da 50 a 33 minuti) e la distanza media pro-capite percorsa ogni giorno (da 24 a 15 km). Le tendenze dei traffici stradali per il trasporto passeggeri nel 2020 elaborati dalla Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e forniti dai maggiori gestori della rete (Anas, Autostrade) e da alcuni big data providers confermano le dinamiche negative descritte con forti variabilità nel corso dell’anno: nel periodo del primo lockdown i flussi si sono ridotti fino all’80% per poi risalire progressivamente da maggio ad agosto recuperando in pieno (o anche superando) i livelli pre-Covid di inizio anno, per poi ridiscendere dalla fine dell’estate sino alla fine dell’anno.

Muoversi per lavoro o nel tempo libero

Le motivazioni degli spostamenti hanno segnato nel 2020 una sensibile crescita del peso della gestione familiare (dal 26,2% del 2019 al 34,3%) a fonte del crollo della mobilità scolastica (dal 4,6% all’1,7%) e della riduzione marcata della mobilità per tempo libero (dal 37,2% al 33,9%). Sostanzialmente stabile la quota della mobilità lavorativa, ma in forte flessione, ovviamente, nei valori assoluti. Le esigenze dei cittadini di muoversi per accedere ai luoghi di lavoro, scuola o servizi di varia natura (per la gestione familiare, per il tempo libero) sono quindi nettamente rallentate nell’anno della pandemia, seppure qualche comportamento compensativo sia stato praticato (maggiore fruizione dei luoghi di prossimità).
Coerentemente il modello di mobilità della popolazione si è caratterizzato per un sensibile “ricentraggio” sulle brevi distanze; la lunghezza media degli spostamenti è scesa a 8,7 km dagli 11,2 km del 2019 (quella della sola mobilità urbana da 5,7 a 3,6 km) e di conseguenza il peso degli spostamenti di corto raggio (fino a 10 km) è cresciuto all’81,4% (75% nel 2019), mentre i viaggi di oltre 50 km sono ulteriormente diminuiti all’1,8% del totale (2,6% nel 2019).

A fronte della crisi del trasporto pubblico, il boom della mobilità dolce

Profonde modifiche si sono registrate anche negli orientamenti di scelta dei mezzi di trasporto, confermando una percezione comune. Il 2020 è stato infatti l’anno della crisi profonda del trasporto pubblico, anche per effetto delle regole del distanziamento sociale e della paura del contagio, che ha visto dimezzare la quota modale (dal 10,8% al 5,4%) e perdere nel corso dell’anno oltre il 50% dei passeggeri; parallelamente è crollata la quota di viaggi intermodali (dal 6,5% all’1,7 di quelli motorizzati). In forte sviluppo la mobilità dolce grazie in particolare agli spostamenti a piedi, il cui peso è cresciuto dal 20,8% del 2019 al 29% del 2020, e al consolidamento della bicicletta e micromobilità (dal 3,3% al 3,8%).
L’automobile ha mantenuto la sua posizione dominante nella scelta degli italiani, riducendo lo share modale di soli 2,5 punti (dal 62,5% al 59%). Complessivamente, grazie soprattutto alla grande spinta degli spostamenti a piedi, il tasso di mobilità sostenibile (peso dell’insieme di spostamenti con soluzioni a basso impatto: piedi, bici, micromobilità e mezzi pubblici) è salito nel 2020 al 38,2% dal 35% del 2019.

Le macro-tendenze modali – esplosione della mobilità attiva, crollo della mobilità collettiva e sostanziale tenuta dell’auto – hanno interessato tutte le aree territoriali, il Nord come il Sud, le grandi aree urbane/metropolitane come i piccoli centri, i Comuni-polo come quelli periferici e delle aree interne. Tuttavia, gli impatti non sono stati i medesimi e hanno anzi ampliato i divari di “sostenibilità” nella ripartizione modale tra i territori, già molto rilevanti prima della pandemia. Il tasso di mobilità sostenibile è infatti ora inferiore di quasi 5 punti al Sud rispetto al Nord, di quasi 25 punti nei Comuni più piccoli rispetto alle grandi città, di circa 18 punti nelle aree periferiche e interne rispetto ai Comuni-polo.

Gli indici di soddisfazione per i diversi mezzi di trasporto hanno registrato nel 2020 una generale diminuzione, seppure contenuta, associata ad un allargamento della forbice tra i mezzi individuali (l’auto con voto medio 8,3, la bici con 7,7 e la moto con 7,5) e i mezzi collettivi (autobus, pullman e treno regionale appena sopra la sufficienza, metropolitana a 6,6, treno di ML percorrenza a 7,0). La propensione al cambio modale è in crescita dall’auto verso la bici, in diminuzione (ma pur sempre positiva) dall’auto verso i mezzi pubblici. Circa la percezione del contagio sui mezzi di trasporto, la rilevazione Audimob mostra che nel 2021 la forbice tra sicurezza sui mezzi individuali e quella sui mezzi pubblici è ancora altissima; in scala 0-10 l’indice medio di sicurezza percepita è inferiore a 4 per pullman e metropolitana, tra 4 e 5 per treno, aereo e sharing, mentre è a 9 per l’auto e a poco più
di 8 per piedi e bici.

Le tendenze post emergenza pandemica

Quanto ai dati congiunturali del 2021 le tendenze dei traffici stradali elaborate dalla Struttura Tecnica di Missione del MIMS evidenziano che a partire da dicembre 2020 i flussi sono cresciuti raggiungendo a febbraio 2021 circa l’80% di quelli dell’analogo periodo del 2019, per poi nuovamente ridursi sino a metà aprile in ragione della terza ondata di diffusione del virus. A partire da aprile 2021 si è poi osservata una significativa ripresa della mobilità stradale e a settembre 2021 i traffici sono risultati sulla rete ANAS inferiori solo del 2% rispetto allo stesso periodo del 2019 e sulla rete autostradale sono risultati addirittura superiori del 3%. I dati congiunturali (e provvisori) di Audimob, che includono tutta la domanda di mobilità inclusi gli spostamenti a piedi, in bicicletta e con i mezzi pubblici, confermano la consistente ripresa dei flussi di domanda; tra settembre e ottobre il tasso di mobilità è arrivato al 77,2% (contro il 67,7% della media 2020) e il volume di spostamenti è cresciuto del 22% rispetto al primo trimestre dell’anno, pur restando ancora un po’ inferiore al regime pre-Covid. A partire dal pieno dispiegamento della campagna vaccinale (da aprile in poi) gli indicatori di risalita della domanda hanno sperimentato una significativa accelerazione che si è confermata dopo l’estate.

Attenzione: finita la fase emergenziale, perde quota la mobilità sostenibile

Segnali negativi, invece, sul fronte della ripartizione modale. Infatti, la prima metà del 2021 evidenzia il preoccupante recupero della quota modale dell’auto, ormai ai livelli pre-Covid, a scapito della mobilità dolce (in riassestamento dopo la grande crescita del 2020). Leggero miglioramento per la mobilità collettiva (poco più di un punto percentuale), imputabile all’andamento da aprile in poi, ma il livello stimato di passeggeri trasportati resta molto lontano dalla media 2019 (attorno al 50% considerando l’intero primo semestre 2021). Scende anche il tasso di mobilità sostenibile di circa 2 punti percentuali.


Scarica l’abstract del Rapporto

18 Rapporto Audimob (abstract)

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