Partiamo da un dato: tra i grandi Paesi europei, l’Italia è quello con la quota maggiore di recupero di materia prima nel sistema produttivo, con un incoraggiante 18,5%.

Le sfide ambientali delineano nuove opportunità che, anche grazie alle nostre tradizioni produttive, possono essere a portata di mano per l’Italia: l’economia circolare è una delle più promettenti. Dai rottami di Brescia agli stracci di Prato o alla carta da macero di Lucca, l’Italia – povera di risorse – ha sempre praticato forme di uso efficienti, intelligenti e innovative delle materie.
Grazie a queste tradizioni virtuose e alla nostra capacità nazionale di ribaltare un limite in un’opportunità, siamo tra i Paesi più avanzati nella green economy e nel riuso dei materiali: un modello di sviluppo non più lineare, ma che trasforma gli scarti di un’impresa in materia prima di un’altra, come prassi ormai diffusa in tutti i settori produttivi.

L’economia circolare rinnova e arricchisce la nostra vocazione al design e offre nuova linfa alla green economy e al made in Italy

Per quanto concerne la mobilità dolce, il quadro che emerge dalle rilevazioni dell’Osservatorio Audimob registra una crescita importante: gli spostamenti a piedi sono balzati dal 17,1% del totale nel 2016 al 22,5% nel 2017, così come la quota modale della bicicletta ha superato per la prima volta il 5% (5,1%, quasi due punti in più rispetto al precedente 2016).
La componente degli spostamenti non motorizzati è molto rilevante in ambito urbano, dove sfiora il 40% del totale, in forte crescita, con un cospicuo contributo della bicicletta che – nelle percorrenze dentro il perimetro comunale – arriva al 7% del totale.

La mobilità dolce è un incredibile driver di economia circolare, non soltanto per l’utilizzo di mezzi di trasporto ecologicamente efficienti e che ricorrono alle energie rinnovabili, ma anche perché presuppone un radicale cambiamento di visione sin dalla progettazione del mezzo di trasporto, che dovrà rispondere a criteri di ecodesign in grado di prevederne il riciclo o il riutilizzo delle singole parti, di modularità per la sostituzione di alcune componenti e di impiego privilegiato di fonti rinnovabili a basso impatto ambientale.
Soprattutto se consideriamo che l’Italia è – contemporaneamente – il Paese con la quota maggiore di “materia prima seconda” impiegata dal sistema produttivo tra i grandi Paesi europei e il principale produttore di biciclette, con ben 2.339.000 mezzi messi sul mercato, soprattutto dell’export”.

Per sua stessa natura, la bici è un insieme di componenti facilmente smontabili e sostituibili e che pertanto ben si presta a concetti di modularità, riuso e recupero. Le vecchie bici possono quindi essere ricondizionate per riproporsi, con analoga efficienza, per nuovi cicli di vita. Operazione che, ad esempio, già viene realizzata in Olanda da Roetz Bike, azienda che ricicla bici in disuso, ricondizionandole e realizzando prodotti vintage come desidera il cliente ed utilizzando i vecchi componenti anche per costruire nuovi modelli.
La bicicletta, inoltre, già da tempo è diventata protagonista della sharing economy attraverso le fortunate installazioni di bike sharing, sia tradizionale che elettrico, in diverse città italiane nelle quali si è posta come valida alternativa ad altri mezzi motorizzati per gli spostamenti cittadini.

La maggiore efficienza che caratterizza i soggetti censiti si traduce per il nostro Paese in minori costi produttivi, minore dipendenza dall’estero per le risorse, maggiore competitività e innovazione, che intreccia anche le tecnologie dell’industria 4.0.
Questa Italia di imprese, centri di ricerca, enti non profit, ci permette di ricostruire un profilo del made in Italy fatto di bellezza e qualità ma anche di innovazione e sostenibilità, allineato agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu.

Come certifica Eurostat, il recupero dei materiali ci fa risparmiare energia primaria per oltre 17 mln di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 mln di tonnellate di CO2. E questo contribuisce a rendere più efficiente e competitiva la nostra economia, oltre a renderla maggiormente sostenibile, coerente con la scarsità di risorse primarie e in forte contrasto con gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.
Ogni storia di economia circolare ci racconta di un’Italia che fa l’Italia e innova senza perdere la propria anima; ci parla di un modello di economia e di società più equo, che potrebbe rappresentare la risposta italiana alle questioni scottanti che il presente e il futuro pongono al Pianeta.

Il tema cruciale della progettazione per allungare la vita dei prodotti, per il riuso e il riciclo, non offre solo efficienze e sinergie tra filiere, ma anche nuove opportunità di sviluppo e occupazione incentivando la creatività, l’innovazione di prodotto e di processo, così favorendo nuove competenze.

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