Roma: la mobilità che vorremmo

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1 Ottobre 2021

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Lettera aperta di SIMTUR ai candidati sindaco della Città Eterna

La Città Eterna stupisce il mondo con i suoi record. Da un lato è la capitale più verde d’Europa: l’estensione e la varietà del verde copre 85mila ettari sui 129mila totali (il 67% dell’intero territorio); ed è anche il più grande comune agricolo d’Europa con i suoi 50mila ettari coltivati (la stessa amministrazione capitolina gestisce direttamente due aziende agricole, la Tenuta del Cavaliere e quella di Castel di Guido, per un totale di 2.300 ettari); appare superfluo ricordare come il centro storico di Roma sia talmente denso di patrimonio culturale diffuso da essere stato inserito per intero (1.500 ettari di superficie) nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità che l’UNESCO sin dal 1980.

Accanto a tali primati, che la rendono unica e straordinaria, ve ne sono altri meno desiderabili. Ad esempio è la città italiana con il maggior numero di auto: 2 milioni e 800mila auto per 2 milioni e 700mila residenti, ovvero un’auto per ogni cittadino. Per fare un utile confronto, solo 48 madrileni su 100 dispongono di un’auto privata, a Londra 36 ed a Parigi 25). Ma non è tanto il numero assoluto a stupire, quanto la densità: con 1.369 auto per km2 ci troviamo di fronte ad un fenomeno che trascina con sé la conseguenza di una quotidiana faticosissima e caotica conquista individuale dello spazio. Si lotta per i parcheggi, in doppia e anche terza fila, ma anche per passare per primi al semaforo e per divincolarsi dalla morsa anarchica del caos che regna sovrano.

Non può dunque sorprendere sapere che Roma è il luogo in cui si perde più tempo nel traffico: il record storico di Bogotà – in Colombia – vacilla di fronte alle 294 ore trascorse mediamente da un cittadino nel traffico romano ogni anno. E il tempo, risorsa sempre più preziosa, potrebbe forse rappresentare l’indicatore più efficace della follia quotidiana che si consuma per le vie di Roma.

Ma sono i numeri degli incidenti stradali e delle vittime della strada a fare più paura: nel 2020 – anno orribile dei lockdown – gli incidenti sulle strade romane (urbane ed extraurbane) sono stati 8.232 con un tasso di mortalità sopra la media nazionale del 4%. A farne le spese sono spesso gli utenti più deboli della strada: mentre in auto si sono registrate 64 vittime tra gli automobilisti (59 conducenti e 5 passeggeri), sono 40 i pedoni e i ciclisti investiti e uccisi.

Tali numeri sono talmente estranei ad ogni logica che altre riflessioni potrebbero apparire superflue, inutili o persino snob. Eppure sia il rapporto “Ecosistema Urbano 2020” che il report “Mal’Aria” hanno dimostrato che gli sforamenti dei livelli di polveri sottili registrati dalle centraline dell’Arpa sono diventati costanti: neppure una volta la Capitale è rimasta nella soglia di 20 microgrammi per il PM10, 10 per il PM2.5 e 40 per il biossido d’azoto (No2).

Ma Roma non è soltanto stretta nella morsa del traffico, ma anche del frastuono: un dossier redatto da Legambiente dimostra che nel 54,5% dei 78 monitoraggi il rumore supera i limiti di legge. Luogo più rumoroso della capitale il Colosseo (76 decibel) e poi davanti al Policlinico (74 decibel) e Via di San Gregorio (73 decibel), ma il numero di sirene e di clacson suonati a vanvera è diventato uno dei tratti distintivi della qualità della vita romana.

Verso le elezioni amministrative

In questo periodo elettorale le soluzioni si sprecano e ciascuno ha la sua: il Grande Raccordo Anulare delle Biciclette (GRAB), nuove metropolitane, funivie, people mover, micromobilità, anelli ferroviari, fasce verdi, domeniche ecologiche, pedonalizzazioni…

SIMTUR ritiene sia necessaria una visione condivisa di futuro, da realizzare attraverso strumenti previsti dalle normative – europee e nazionali – che consentano un’efficace azione di analisi di dati e ampi processi partecipativi: PSCL, PUMS e Biciplan sono stati formalmente riconosciuti, anche dall’ordinamento giuridico, come strumenti in grado di generare mappe digitali e governo dei flussi, delle modalità e delle interoperabilità dei mezzi di trasporto, collettivi e individuali, pubblici e privati, grazie all’apporto dei cittadini e dei diversi portatori di interesse.

Ogni visione ha bisogno di visionari, ma anche di persone che si adoperino per renderne attuabili e concrete le proiezioni: i mobility manager e tutti gli associati SIMTUR – orientati a progettare per mettere al centro le persone e le loro esigenze, non le automobili – intendono sostenere programmi che l’emergenza pandemica ha posto al centro delle priorità individuali e collettive: nelle realtà urbane, come nei territori periferici, rurali e marginali, è aumentata la consapevolezza della rilevanza della mobilità e del turismo sostenibile per la salute e il benessere di tutti i cittadini. Più ancora: il futuro della mobilità – resiliente, accessibile e inclusiva – è ormai sinonimo di democrazia. Proprio come l’esercizio del voto.

Auguri a tutti i candidati.