Che l’uomo sia ontologicamente un viandante è scolpito nelle premesse del “Libro bianco degli Itinerari”: per quattro milioni di anni, l’uomo ha concentrato ogni sforzo evolutivo sui piedi, prima di concentrarsi per un milione di anni sullo sviluppo del cervello, per giungere all’esigenza preistorica di disegnare l’ambiente circostante come appariva da una posizione elevata, incisa nelle pitture rupestri.

È però soltanto in questa epoca – e precisamente la vigilia di natale del 1968, cinquant’anni fa – che la Terra è potuta apparire per come è davvero, quando tre astronauti dell’Apollo 8 hanno orbitato intorno alla Luna, consentendo di vedere l’intero pianeta con un unico sguardo, offrendo a noi tutti la definitiva consapevolezza della finitezza e della limitatezza dei suoi orizzonti.

In questo piccolo mondo, sospeso nello spazio infinito, le esigenze di mobilità continuano a crescere, con avvisaglie di dimensione tale che nessuna classe dirigente consapevole può più permettersi di ignorare:

SICUREZZA

Il numero di vittime della strada nel Paese riprende a crescere, come confermano i dati diffusi da Istat e Aci, che vedono crescere nel 2017 i decessi su autostrade, raccordi e tangenziali (+8%), nonché sulla viabilità extraurbana (+4,5%), con un aumento più contenuto sulle strade urbane (+0,3%).
Tra le tendenze recenti, è da notare la peculiare esposizione degli “utenti vulnerabili” (pedoni e ciclisti) che, insieme ai giovani su due ruote e agli anziani, sono sempre più coinvolti negli scontri sulle strade delle città. Dato il peso statistico rilevante degli incidenti, l’Italia dovrà in ogni caso incrementare gli sforzi per centrare gli obiettivi europei di riduzione delle vittime.

INQUINAMENTO

L’inquinamento da traffico continua a rappresentare un problema in diverse realtà del Paese, particolarmente nelle urbane del Nord anche a causa delle avverse ragioni geo-climatiche.

I miglioramenti tecnologici apportati ai motori negli ultimi anni hanno determinato un significativo salto di efficienza del trasporto stradale, con una importante diminuzione delle emissioni medie per km percorso dei veicoli nuovi: tra il 1990 e il 2015 le emissioni di ossidi di azoto sono diminuite del 53,1% e quelle di particolato primario, PM2.5, sono diminuite del 59,9%. Tuttavia, la presenza sempre maggiore di veicoli in ambito urbano e l’aumento dei chilometri percorsi, in molte zone abitate la qualità dell’aria stenta a rientrare nei valori/limite stabiliti a garanzia della salute.

A giudicare dagli sforamenti avvenuti nel 2017 (fonte Legambiente, 2018) e analizzando i livelli di inquinamento delle aree più densamente abitate, i provvedimenti adottati in vari piani/accordi di qualità dell’aria sembrano servire a poco: gli interventi sono presi con forte ritardo, poco controllati nell’applicazione e limitati ai mesi invernali. Manca una programmazione: si prosegue sempre in una logica riparatoria o emergenziale.

CLIMA

Le grandi aree urbane sono protagoniste in negativo anche delle emissioni climalteranti: la lontananza dagli obiettivi di riduzione dei gas ad effetto serra e dei consumi energetici (target fissati dall’Accordo sul Clima di Parigi 2015) in ogni caso richiama i vari attori – industriali e istituzionali – a uno sforzo supplementare, in grado di accelerare il passaggio verso tecnologie e sistemi di trasporto apertamente alternativi al petrolio.

SCENARI DEL PROSSIMO DECENNIO

Lo scenario del prossimo decennio sarà peraltro segnato da due fenomeni epocali:

  • Quasi tre quarti della popolazione europea vive in aree urbane e, secondo le stime ufficiali, questa percentuale è destinata ad aumentare negli anni a venire, raggiungendo l’80% intorno al 2050. Anche le città italiane si divideranno sempre più tra piccole, in continuo spopolamento verso una progressiva desertificazione di ampie zone del Paese, mentre le più grandi dovranno far fronte ad un numero crescente di sfide nel proprio percorso verso uno futuro più sostenibile e inclusivo. O anche soltanto per evitare che la congestione urbana costituisca un pericolo concreto per la convivenza civile e per la qualità della vita.
  • Gli arrivi internazionali sono destinati ad aumentare e, secondo le previsioni dell’Organizzazione mondiale del turismo, il loro numero raggiungerà quota 8 miliardi entro il 2030. Grandi opportunità, per alcuni versi, ma anche grandi minacce connesse ai fenomeni di overtourism, che già assediano i grandi centri d’arte e di cultura stravolgendoli nella loro identità e intimità. Tutti gli studi indicano che nel prossimo decennio il nostro Paese passerà dagli attuali 60 milioni di arrivi internazionali a circa 75 milioni.

SVILUPPO ECONOMICO

Dal punto di vista delle opportunità, qualche riflessione può essere condotta anche sul piano economico: dai dati ISTAT emerge che nella spesa mensile delle famiglie italiane i trasporti rappresentano la prima voce di spesa dopo l’abitazione con le sue utenze, finendo per consumare l’11,3% del costo della vita, pari a 290 euro pro capite, con un ritmo di crescita del 7% su base annua. Parallelamente i consumi turistici, con circa 13 miliardi di spesa connessi ai servizi di trasporto: ovvero l’11% del consumo turistico interno, che pesa complessivamente 112 miliardi di euro.

La mobilità dolce rappresenta dunque un settore che, adeguatamente governato, diventa strategico per la salute, il benessere, la qualità della vita, la sicurezza delle persone e anche per il portafogli.

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