ecologisti e ambientalisti: storia di un movimento

ecologisti e ambientalisti: storia di un movimento

prime tracce

Va detto, per completezza di informazione, che si possono trovare tracce di primi fermenti di ambientalismo già negli anni Sessanta dell’Ottocento. Si pensi alla prima opera in grado di individuare le responsabilità storiche dell’uomo nel degrado ambientale su scala planetaria – Man and Nature di George Perkins Marsh – pubblicata nel 1864. Oppure all’istituzione della prima area protetta del mondo, il parco californiano di Yosemite, nello stesso anno.

Nel 1865 è invece l’Inghilterra protagonista: la fondazione della Commons Preservation Society inaugura un periodo di fermenti che porterà in pochi anni alla costituzione della Kyrle Society (primo nucleo del National Trust), dell’English Lake District Association, della National Smoke Abatement Society, della National Footpaths Preservation Society e della Selborn League for the Preservation of Birds, Plants and Pleasant Places e quindi della popolarissima Society for the Protection of Birds. Negli stessi anni – che spesso gli storici confinano nell’alveo della rivoluzione industriale – si moltiplicano le leggi contro l’inquinamento, per il verde pubblico, per il libero accesso alle proprietà di campagna, per la difesa dei monumenti e per la difesa della fauna. Tra queste ultime spicca decisamente per rilevanza e per ispirazione ambientalista il visionario Sea Birds Preservation Act del 1869.

National Trust

ministeri e agenzie di protezione dell’ambiente

Il movimento ambientalista – inteso come gruppo di interesse collettivo strutturato per sostenere politiche di protezione della natura – è un fenomeno sostanzialmente più recente, risalente soltanto a mezzo secolo fa: è stato infatti soltanto a partire dalla metà degli anni Sessanta del Novecento che – nei paesi industrializzati – si è verificato per la prima volta un interesse diffuso per l’ecologia tale da influenzare profondamente l’opinione pubblica, i mass media e il mondo politico. Anche grazie a pubblicazioni come Traces on the Rodian Shore di Clarence Glacken, L’uomo e la natura di Keith ThomasLa morte della natura di Carolyn Merchant, straordinarie opere di sintesi che cercavano di ricostruire il modo in cui le società e le civiltà occidentali sono approdate al concetto di “natura”.

Una fioritura che vide un’improvvisa e straordinaria accelerazione nel corso del 1970, anno veramente decisivo per la storia dei movimenti ambientalisti: un anno di svolta, a partire dagli Stati Uniti che furono teatro di eventi epocali quali la “conversione” del presidente Richard Nixon, capace di riconoscere l’enorme potere politico del movimento popolare che proprio nel periodo della sua elezione diede vita al primo Earth Day. E di scegliere come principale consigliere John Ehrlichman, che credeva nella salvaguardia delle risorse naturali e spinse il presidente a proporre al Congresso un’agenda ambiziosa – e costosa – per combattere l’inquinamento ed a creare l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Environmental Protection Agency – EPA).

È proprio nel corso del 1970 che nasce in Gran Bretagna il primo ministero dell’ambiente e maturano le condizioni per la sua istituzione anche in Danimarca, Francia, Norvegia e Austria.

Hearth Day 1970

1992: vertice della terra di rio de janeiro

Nel 1992, i rappresentanti di 172 Paesi si sono incontrati nell’ambito della «United Nations Conference on Environment and Development» di Rio de Janeiro, per cercare di risolvere problemi quali la povertà, la crescente disparità tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo nonché le difficoltà sempre maggiori negli ambiti sociali, economici e ambientali, gettando le basi per uno sviluppo sostenibile a livello mondiale.

Nei suoi lavori, la Conferenza ha attribuito per la prima volta la stessa importanza alla protezione dell’ambiente, allo sviluppo economico e alla crescita sociale. I Paesi partecipanti hanno sottoscritto 3 accordi non vincolanti a livello internazionale (Dichiarazione di Rio, Dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste e Agenda 21) e 2 Convenzioni giuridicamente vincolanti (la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, la Convenzione sulla diversità biologica).

Oltre le convenzioni e gli accordi, questo primo vertice mondiale consentì di istituire la Commissione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, garante del proseguimento efficace e concreto delle decisioni assunte a Rio.

L’Agenda 21 è stato il programma d’azione che ha educato intere generazioni di scienziati, governanti, amministratori, esponenti del terzo settore e cittadini al concetto di sviluppo sostenibile. Il piano era diviso in 4 sezioni: dimensioni economiche e sociali, conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo, rafforzamento del ruolo delle forze sociali e strumenti di attuazione. Su due livelli: il piano d’azione nazionale e i livelli territoriali attraverso l’Agenda 21 locale.

Conferenza di Rio de Janeiro 1992

una storia italiana

Con la fine della seconda guerra mondiale comincia anche per l’Italia un periodo di ricostruzione caratterizzato in una prima fase da un boom edilizio e, in seguito, da un vero e proprio “miracolo economico”, contraddistinto da un’esplosione dei consumi di massa. Nascono così le prime preoccupazioni legate alla salvaguardia dell’ambiente naturale minacciato dall’industrializzazione e dalla vertiginosa crescita edilizia.

In questo clima, nel 1955 nasce Italia Nostra, protagonista di numerose battaglie per la salvaguardia dei centri storici, per l’incremento del verde pubblico e contro la “cementificazione” del territorio. Negli anni Sessanta, a seguito della forte accelerazione dello sviluppo economico, l’attenzione si allarga anche ai temi dell’inquinamento.

Nel 1966 nasce la sezione italiana del WWF, che allarga l’azione conservazionista a temi nuovi – la protezione degli animali in via d’estinzione e la regolamentazione della caccia – e dà vita a una rete di oasi e riserve naturali gestite direttamente. Ma anche in Italia il decollo decisivo del movimento ambientalista si ha agli inizi degli anni Settanta, quando il Club di Roma (associazione di scienziati, economisti e manager) presenta il rapporto del MIT (Massachusetts Institute of Technology) sui “limiti dello sviluppo“, illustrando le 3 principali minacce alla sopravvivenza umana: l’incremento della popolazione mondiale, il rischio dell’esaurimento delle risorse naturali e l’inquinamento.

Il fermento ecologista di quegli anni, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica, produsse anche risultati concreti: a Milano vennero installate le prime centraline per la misurazione delle concentrazioni di anidride solforosa nell’aria; nel ’73 venne istituito il primo ministero dell’ecologia; nel ’76 venne approvata la Legge Merli che fissava un limite alla presenza di sostanze inquinanti negli scarichi civili e industriali. Nel 1976 l’incidente di Seveso (Seveso e i comuni limitrofi furono contaminati da una nube tossica contenente elevate quantità di diossina, sprigionatesi da alcuni impianti chimici della zona) impone all’attenzione pubblica e dei governi il problema del rischio industriale.
Ma l’occasione che promuove l’ecologismo a vero e proprio movimento di rilievo nazionale giunge nel 1977, con le manifestazioni di piazza contro i nucleare iniziate a Montalto di Castro.

Nel 1979 nasce Lega Ambiente, che diventerà la principale protagonista del movimento ambientalista italiano negli anni ’80. Nel 1986, dopo l’incidente di Cernobyl (centrale nucleare in Ucraina), l’associazione promuove una manifestazione in cui si chiede la chiusura delle centrali nucleari esistenti e la sospensione dei lavori per quelle in costruzione, avviando una raccolta di firme su tre quesiti referendari che raccoglie oltre un milione di firme, il doppio del necessario, in soli tre mesi.
La vittoria sul nucleare ha un effetto moltiplicatore per il movimento ambientalista: Lega Ambiente e WWF raddoppiano i soci e – alle elezioni politiche del 1987 – la lista dei Verdi ottiene quasi un milione di voti.

Federazione dei Verdi

agibilità politica degli ambientalisti / ecologisti

La fondazione ufficiale del partito dei Verdi avviene nel 1986, raggruppando una serie di Liste Verdi sotto il simbolo del “sole che ride” per partecipare alle elezioni politiche del 1987, con il risultato di entrare in Parlamento con tredici deputati e due senatori. Per partecipare ad un governo, i Verdi dovranno attendere l’esito elettorale del 1996, collocandosi definitivamente nell’alleanza di centrosinistra.
Nel 2004 – dopo l’intervento militare in Iraq – i Verdi cambiano il simbolo del partito inserendo l’iscrizione “Per la Pace” e i colori dell’arcobaleno del movimento pacifista. In vista delle elezioni politiche del 2008 costituiscono un cartello elettorale denominato “Sinistra Arcobaleno“, insieme ai partiti della sinistra che ottengono complessivamente il 3% dei voti e non riescono ad eleggere nemmeno un parlamentare.
L’ultima assemblea nazionale della “Federazione dei Verdi” (ottobre 2009) decide di assumere temporaneamente il simbolo dei girasole dei Verdi europei, ma il tentativo di avviare una “Costituente Ecologista” finisce con una scissione e la formazione del movimento “Sinistra, Ecologia e Libertà“.

La federazione ecologista si concretizza nel 2011, quando al progetto aderiscono una serie di realtà unite dalla sigla “Ecologisti e Reti Civiche – Verdi Europei“, cui aderiscono alcuni sindaci e personalità politiche NO TAV della Val di Susa.
In vista delle elezioni politiche del 2013 nasce la “Alleanza per i beni comuni“, ma poco dopo la Federazione dei Verdi decide di prendere parte al progetto politico “Rivoluzione Civile” insieme a Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Italia dei Valori, Movimento Arancione e Nuovo Partito d’Azione. Risultato? 2,2% alla Camera e all’1,8% al Senato, non riuscendo così ad eleggere alcun candidato.
In vista delle elezioni politiche del 2018 nasce “Italia Europa Insieme” per riunire Verdi, PSI e Area Civica in coalizione col PD di Matteo Renzi: nessuno verrà eletto e la lista si fermerà allo 0,6%.

Il 3 marzo 2021 tre deputati (Rossella Muroni, Lorenzo Fioramonti e Alessandro Fusacchia, eletti con varie altre liste) passano al Gruppo misto e annunciano la costituzione della componente “Facciamo ECO“, ma è l’ultima luce: l’11 luglio 2021, a seguito della strutturazione in partito da parte di Europa Verde, la Federazione dei Verdi si scioglie.