L’Organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) definisce l’eccesso di turismo come “l’impatto del turismo su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente la qualità della vita percepita dei cittadini e / o la qualità delle esperienze dei visitatori in modo negativo”. Tale definizione mostra come l’eccesso di turismo possa essere osservato sia tra i residenti, che vedono il turismo come un fattore dirompente che grava sempre più sulla vita quotidiana, sia tra i visitatori che considerano un numero elevato di presenze come un limite alla propria esperienza.

Le previsioni di ulteriore crescita del numero internazionale delle presenze continuerà a produrre conflitti sull’uso dello spazio tra residenti, pendolari, visitatori giornalieri e visitatori. Il fenomeno inizia ad attrarre la dovuta attenzione in alcune città, ma può essere osservato anche nelle destinazioni rurali e nelle isole, in particolari stagioni dell’anno.

Sotto il profilo economico, l’overtourism causa danni irreversibili. Città come Venezia, Firenze e Roma hanno già smarrito abbondantemente la propria identità e ogni barlume di intimità: da città più romantiche del mondo sono diventate come bolge dantesche in cui è difficile muoversi, ma anche soltanto poter apprezzare autenticità e qualità: le attività economiche artigianali sono state totalmente sostituite da rivenditori di oggetti di plastica, prodotti chissà dove; i ristoranti tipici sono stati surrogati dall’offerta di menu turistici, fast food, paninerie e pizze al taglio; i luoghi più celebrati sono tappezzati di pubblicità, volantini e offerte; il costo degli immobili, in vendita o in affitto, diventa esorbitante, con conseguente desertificazione dei residenti che abbandonano i centri storici per spostarsi altrove. Ma si pensi anche ad alcune località che soffrono di overtourism per poche settimane l’anno: la rendita di posizione spinge a moltiplicare il numero delle stanze, dei lidi, degli ombrelloni, delle sdraio, in un processo inarrestabile che vede cementificare, asfaltare e plastificare interi paesaggi. Persino i rifugi di montagna dovrebbero cambiare nome: da semplici ripari per appassionati di alpinismo sono diventati parcheggi con self service impersonali e anonimi.

Le cause del fenomeno sono fin troppo facilmente individuabili. Un macro fattore, come già evidenziato, riguarda la mobilità mondiale: sempre più persone si spostano in un mondo che demograficamente continua a procedere nella dimensione di sovraffollamento. L’Europa segnala trend molto forti in incoming e le mete principali come Parigi, Barcellona o Venezia sono al collasso. Altre cause sono:

A volte, quando riusciamo a riconquistare un po’ di tempo e proviamo a percorrere le stesse distanze lentamente, a piedi o in bicicletta, ecco che improvvisamente ci si dischiudono paesaggi inediti, scorci inattesi, botteghe intriganti, dettagli architettonici o naturalistici. E torniamo ad incontrare le persone.

  • Compagnie aeree a basso costo: le tariffe delle compagnie aeree low cost hanno reso più accessibile il viaggio ad un numero crescente di persone;
  • Crociere: il turismo crocieristico sta crescendo rapidamente, soprattutto nelle destinazioni turistiche più celebri ma relativamente piccole (si pensi a Dubrovnik o Orkney, ma non sfuggono nemmeno le Isole Aran, un tempo inaccessibili se non a bordo di un peschereccio): ogni nave peraltro trasborda nei luoghi un gran numero di turisti contemporaneamente, generando la necessità improvvisa di far fronte in termini di servizio a sciami di persone;
  • Airbnb e altri servizi broker online simili: prezzi più bassi rispetto ad hotel o altre strutture ricettive, con procedure di prenotazione spesso più semplici e una più ampia scelta di alloggi, principalmente appartamenti o case privati, spingono un aumento dei turisti che finisce fuori controllo, da tutti i punti di vista. Non ultimo quello della diffusione sul territorio e dell’aumento di tutti i consumi e costi ambientali;
  • Social media: la maggiore facilità di comunicazione e condivisione delle informazioni attraverso i social media fa sì che luoghi precedentemente sconosciuti possano improvvisamente diventare molto popolari, in particolare se promossi dai c.d. “influencer” su piattaforme particolarmente di tendenza.

Non possiamo però nasconderci che l’overtoursim nasca soprattutto dalla mancata capacità di mettere in sinergia i territori, di creare alleanze strategiche con delle possibili mete partner, di garantire un serio approccio al destination management, della cultura della pianificazione, della scarsità di pacchetti turistici e itinerari che valorizzino territori e siti meno celebrari. Nasce dal mancato investimento in internazionalizzazione, dalla scarsa digitalizzazione della comunicazione del territorio e dei suoi operatori, nonché dalla parcellizzazione degli operatori, che non riescono a coltivare un buon senso comune, che imporrebbe un tentativo di non lavorare il minimo possibile per guadagnare il massimo ricavabile, facendo leva soltanto sul prezzo per affermare la propria competitività.

Gli effetti di questi fenomeni stressano l’economia locale con una monocultura delle strutture ricettive e dei servizi al visitatore, spingendo a cambiamenti irreversibili degli stili di vita e aumentando la probabilità che residenti e visitatori esercitino una sempre maggiore pressione su infrastrutture e strutture, in particolare nel settore della mobilità: si parla di overtourism quando la domanda eccede l’offerta organizzata, ovvero quando in un determinato periodo, in una determinata meta, il flusso turistico supera la capacità massima di un territorio di garantire risposte (vale anche per lo smaltimento rifiuti, l’accesso alla rete telefonica o dati, l’irreperibilità di prodotti e servizi, ma anche tavoli ai ristoranti, auto, moto e bici a noleggio).

In Italia, dove il turismo si concentra per circa il 50% in 5 Regioni, mentre il Sud e le aree interne – in cui il turismo dovrebbe essere il volano dell’economia – raccolgono poco o nulla, con flussi prevalentemente stagionali e scarsamente internazionali, l’overtourism rischia di diventare un disastro epocale. Per questo motivo, l’UNWTO ha dedicato un intero Rapporto al fenomeno dell’overtourism, proponendo 11 strategie e 68 misure all’interno dell’Agenda 2030.

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